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Burnout Go Out

Un corso per oncologi, progetto pilota di un corso di formazione  che partirà a settembre presso l’Università degli Studi di Milano.

Parte oggi 21 luglio 2018, presso il Centro velico Caprera , Burnout Go Out, progetto  coordinato scientificamente dalla prof.ssa Gabriella Pravettoni, Direttore della Divisione di Psico-oncologia dello IEO.  e Professore Ordinario della Statale. Incontri di psicologia, ma anche lezioni di vela per aiutare i medici di questa specializzazione ad affrontare lo stress prodotto dal lavoro in corsia e dalla frequentazione quotidiana del dolore dei malati.

Sono quotidianamente a contatto con il dolore di pazienti e famiglie, si trovano di fronte a richieste sempre più frequenti di gestione di stress lavoro-correlato e per questo, talvolta, anch’essi hanno bisogno di un sostegno fattivo, di un percorso guida che li aiuti a mantenere elevata la lucidità e la qualità delle prestazioni professionali che rischia di essere altrimenti inficiata da modalità lavorative psicologicamente usuranti.

I medici oncologi sono esposti sempre più spesso alla sindrome del burnout che sta assumendo, nell’ambito della categoria, dimensioni particolarmente rilevanti. Si fa pertanto stringente l’esigenza di trovare adeguate ed efficaci contromisure.

Una settimana di incontri di formazione psicologica sul burnout in oncologia e soprattutto sulle possibili strategie di contrasto, cui si affianca quotidianamente un corso di vela, funzionale agli scopi formativi del progetto.

La vela diventa, in questo modo, una esperienza pratica in cui tradurre concretamente i principi teorici, grazie al lavoro in equipaggio, metafora tangibile del lavoro in equipe e della capacità di chiedere aiuto, affidare ruoli, suddividere competenze e responsabilità, comprendere, riconoscere e gestire quelle componenti emotive che poi accompagnano intensamente l’attività degli oncologi negli ospedali e negli studi medici. L’isola di Caprera, con l’assenza di richiami alla vita frenetica di tutti i giorni e alle sovrastrutture imposte all’individuo, ben si presta all’obiettivo dichiarato dagli organizzatori. Del resto, l’aumento dei casi registrati in campo oncologico richiede interventi mirati: i numeri dicono che in Europa circa il 70% dei giovani oncologi soffre di questo problema, in Italia non è ancora sufficientemente affrontato, almeno come richiederebbe la delicatezza dell’argomento.

“Non esistono strumenti per contrastare questo fenomeno, non ci sono, ad esempio, figure specifiche negli ospedali capaci di sostenere i medici oncologi, che devono quindi cavarsela in autonomia – dichiara Marina Chiara Garassino, Presidente di Woman For Oncology Italy.” Burnout Go Out, progetto di We Will Care Onlus, sviluppato e proposto da Gabriella Pravettoni, professore ordinario di Psicologia delle Decisioni all’Università Statale di Milano e Direttore della Divisione di Psico-Oncologia dello Istituto Europeo di Oncologia (IEO) è una prima risposta a questa tematica.

Un progetto pilota da cui si svilupperanno due iniziative, la prima con l’obiettivo di censire nel dettaglio le categorie mediche più colpite dalla sindrome in ambito oncologico, generalmente donne e giovani, la seconda con cui dotare proprio le donne di strumenti calibrati per affrontare meglio questo ostacolo.
Il fenomeno in Italia è sottostimato, c’è meno la cultura del supporto al medico. Invece va dato a questi professionisti il bagaglio di strumenti per salvaguardarsi in termini cognitivi e relazionali. 

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Pazienti a Bordo: la mostra

Dal 21 al 29 Marzo  alla Statale di Milano

Una mostra fotografica e un progetto scientifico per una nuova dimensione della Cura.

 

In mostra alla Statale nella prima settimana di primavera le immagini-testimonianza di un gruppo di donne che insieme alle loro psicologhe e agli istruttori del Centro Velico Caprera hanno trasformato la navigazione a vela in un’esperienza di profonda ricostruzione emotiva dopo la malattia.

Il vento cambia, il mare è imprevedibile, ma dobbiamo imparare a tenere la rotta. E lo stesso dobbiamo fare durante l’esperienza di malattia per attraversarla e superarla al meglio senza lasciarci travolgere.

E’ questo il messaggio al centro della Mostra fotografica PAZIENTI A BORDO. Racconto per immagini di donne che sanno navigare in acque agitate” organizzata dal Centro Velico Caprera e dall’Università Statale di Milano, in collaborazione con We Will Care Onlus.

La mostra nasce dal progettoPazienti a bordo”, partito l’estate scorsa a Caprera con il contributo iniziale dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) ed ora finanziato da We Will Care, la nostra Onlus nata per offrire gratuitamente supporto psicologico ai pazienti oncologici, valorizzandone le risorse e l’autonomia in ogni fase del percorso di cura.

La seconda edizione di “Pazienti a bordo”, in programma per l’estate prossima a Caprera, confluirà in una ricerca scientifica che ha l’obiettivo di elaborare metodologie all’avanguardia destinate al recupero emotivo di chi ha vissuto l’esperienza di un tumore e che coinvolgerà 150 pazienti, che verranno selezionate nelle prossime settimane. Le partecipanti saranno ospiti grazie ai fondi raccolti da We Will Care e al contributo del Centro Velico Caprera.
Le pazienti interessate possono inviare una mail info@wewillcare.it indicando nome, cognome e recapito telefonico e saranno ricontattate per un primo colloquio.

L’inaugurazione della mostra, che si terrà il 21 marzo, alle ore 17.30, è preceduta dalla conferenza stampa – sempre il 21 marzo, ma alle ore 10.30 in Sala di Rappresentanza, a cui parteciperanno le pazienti insieme al rettore Gianluca Vago, a Paolo Martano, presidente del Centro Velico Caprera, e a Josefa Idem, campionessa mondiale e olimpica di canoa. Modera Gabriella Pravettoni.

 

 LA MOSTRA

“PAZIENTI A BORDO. Racconto per immagini di donne che sanno navigare in acque agitate”

Loggia del cortile d’onore dell’Università degli Studi di Milano

Via Festa del Perdono, 7 – Dal 21 al 29 marzo 2018

Ingresso libero e gratuito dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle 19.00

Invito Mostra

 

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Pazienti a Bordo

Grazie all’esperienza e al successo del progetto pilota svoltosi lo scorso anno, quest’anno la ONLUS We Will Care ripropone il progetto “Pazienti a bordo”.

“Pazienti a bordo” è un progetto di ricerca-intervento che si propone di coinvolgere 150 pazienti oncologiche, provenienti da tutta Italia, nell’esperienza unica di un percorso psicoterapeutico affiancato da un corso di vela, partendo dal presupposto che il mare con le sue onde e i suoi venti rappresentino una metafora di ciò che i pazienti si trovano ad affrontare a seguito di una diagnosi oncologica.

Il progetto prevede che le pazienti partecipino a una settimana di corso di vela a Caprera durante la quale, oltre alle normali attività previste dal Centro Velico, svolgano anche due ore di psicoterapia di gruppo al giorno. Trattandosi di un progetto di ricerca, oltre che clinico, prima e dopo la settimana a Caprera le pazienti dovranno rispondere ad alcuni questionari per valutare eventuali modificazioni del loro stato psicofisico. Le variabili misurate saranno poi correlate a parametri clinici alla baseline a al follow-up.

Assistite da un’equipe di Psicologi dell’Università degli Studi di Milano e dell’Istituto Europeo di Oncologia e guidate dagli Istruttori del CVC, le pazienti diventano allieve che imparano ad affrontare il mare al fine di trovare nuova energia e determinazione per riprendere in mano il timone delle proprie sfide personali.

In particolare, l’idea da cui è nato questo progetto è quella di costruire una cassetta degli attrezzi” da consegnare a ogni persona che si confronta con un tumore, per aiutarla a superare la sua malattia anche da un unto di vista psicoaffettivo.

La ONLUS We Will Care si impegna a sostenere economicamente questo progetto. Alle pazienti viene richiesto solo di provvedere alle spese di trasferimento dalla propria città all’aeroporto di Olbia.

Segui il progetto QUI!

Per maggiori dettagli vi invitiamo a scriverci a info@wewillcare.it.

Per contribuire con una donazione: sostieni un equipaggio.

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Gold Scars

Gold Scars: un progetto-intervento per le giovani colpite da tumore al seno

Le ripercussioni fisiche e psicologiche del cancro al seno sono ancor oggi penalizzanti, in particolar modo per le giovani donne che si sono appena affacciate alla progettualità della vita, nelle varie declinazioni della carriera professionale, della famiglia, dei figli.
Laddove le risorse economiche sono limitate, è ancor più difficile ricominciare una vita dopo il cancro che non sia scandita dalla paura di un ritorno di malattia, dalla preoccupazione per i figli piccoli e dalla difficoltà di rimettersi in gioco nel lavoro e nelle relazioni.
Ispirato ai principi della antica arte giapponese del Kintsugi, che insegna ad abbracciare il danno e a non vergognarsi delle ferite e secondo cui un vaso che presenta delle crepe acquista pregio e valore grazie alle venature d’oro che vanno a saldare quelle fratture, il progetto-intervento GOLD SCaRS si propone di lavorare sulle cicatrici fisiche e mentali delle giovani pazienti colpite da cancro al seno, per dar loro la possibilità di dare un senso positivo proprio a queste cicatrici, aiutandole a trovare in loro stesse le risorse e le opportunità per apportare i cambiamenti necessari per una gestione ottimale della propria condizione.

Attraverso un ricco programma di consulenza psicologica individuale, formazione, e programmi di stile di vita sani e grazie allo sviluppo di applicazioni elettroniche intelligenti, GOLD SCaRS vuole raggiungere le donne ovunque esse siano per dar loro ogni strumento utile a meglio comprendere sé stesse sostenendole nella costruzione di un nuovo capitolo della loro vita.

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