Archivio annuale 2020

La Forza del Gruppo

COS’È LA PSICOTERAPIA DI GRUPPO?

Si tratta di un percorso di supporto e cura rivolto ad un numero limitato di persone che si incontra, regolarmente, per un certo periodo di tempo in un contesto protetto da un contratto di riservatezza co-costruito e condiviso.

La finalità è quella di fornire strumenti di riflessione e cambiamento rispetto a un disagio psicologico, relazionale o comunicativo.

Il gruppo attiva e fa risuonare nei singoli individui dinamiche e fattori terapeutici come appartenenza, senso di identificazione, speranza, condivisione, apprendimento e scambio di informazioni.

È uno strumento in grado di fornire risorse utili ad aumentare consapevolezza di sé, del proprio funzionamento rispetto ad esperienze e relazioni del presente o a legami e vissuti legati al passato.

Il terapeuta costruisce insieme al gruppo la conoscenza dello stesso, come un processo creativo che, di volta in volta, momento per momento, costruisce un qualcosa di inedito, mai uguale, che prima non c’era e dopo non si ripeterà. È un processo creativo, ricco di interdipendenze e portatore di cambiamenti, più o meno consapevoli.

Ogni gruppo ha la propria storia, ogni membro ha la propria storia, ma anche ogni terapeuta ne ha una; è la propria storia unita ad esperienze e teorie che lo guida nell’osservazione, nell’agire in terapia, nel proprio lavoro terapeutico.

 

LA NOSTRA PROPOSTA

La nostra proposta terapeutica è rivolta a gruppi di pazienti oncologici, che necessitano di uno spazio di condivisione rispetto al proprio vissuto emotivo dalla diagnosi in poi, durante e dopo la malattia e i percorsi di cura.

La condivisione sarà un’opportunità di confronto di esperienze ed emozioni, che diventeranno strumenti utili di conoscenza di sé e costruzione di risorse maggiormente funzionali nell’attraversamento di alcune fasi importanti della vita.

Il gruppo sarà formato da un massimo di 8 persone e un minimo di 5 persone.

 Il pacchetto prevede 5 incontri, a cadenza settimanale, che si svolgeranno dalle 17 alle 19, condotti da uno psicoterapeuta opportunamente formato e si svolgeranno in modalità telematica.

Il costo di ogni pacchetto da 5 sedute è di 100 euro a persona, che andranno a supportare le attività di sostegno della nostra ONLUS.

Per iscrizioni e ulteriori informazioni potete scrivere a info@wewillcare.it. Le iscrizioni saranno aperte fino a venerdì 12 giugno!

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We Will Care Onlus lancia una piattaforma per supportare medici e infermieri che si trovano in prima linea durante l’emergenza Covid-19. Una risorsa per essere al fianco di chi cura – scopri il progetto PsycHeroHub, clicca sul link sottostante

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Se anche tu vuoi sostenere il progetto puoi fare una donazione a We Will Care Onlus – IBAN: IT33F0344001601000000462700 – Causale: AL FIANCO DI CHI CURA

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L’impatto Psicologico della quarantena e come possiamo ridurlo

La quarantena è definita come la segregazione e il monitoraggio di persone, animali e cose potenzialmente esposte a trattenere o portare con sé i germi di una malattia contagiosa. L’obiettivo consiste nel tenere sotto controllo il loro stato di salute, riducendo al contempo il rischio di ulteriore contagio grazie alla diminuzione degli spostamenti e dei contatti interpersonali (Centers for Disease Control and Prevention, 2017). La parola quarantena fu usata per la prima volta a Venezia nel 1127 a fronte di alcuni casi di lebbra e in risposta alla Morte Nera; nei fatti, però, fu realmente attuata solo 300 anni dopo, quando il Regno Unito la impose per combattere la diffusione della peste (Newman, 2012). Ai giorni d’oggi, si ripropone come strumento contro l’epidemia del coronavirus 2019 (COVID-19).

La quarantena è spesso un’esperienza spiacevole. La separazione dai propri cari unita a perdita della libertà, incertezza sullo stato della malattia e noia possono talvolta creare anche effetti drammatici. Sono stati segnalati casi di suicidio (Barbisch, Koenig and Shih, 2015), esplosioni di rabbia e azioni legali avviate in seguito all’imposizione della quarantena (Miles, 2015). I benefici in termini sanitari devono quindi essere attentamente valutati e messi in relazione ai possibili costi psicologici, cercando di ridurli il più possibile (Rubin, 2020).

Qual è nel dettaglio l’impatto psicologico della quarantena sulla salute mentale?

Quali sono i fattori che contribuiscono o mitigano i possibili effetti negativi?

Una review che prende in considerazione soggetti con SARS, Ebola, influenza pandemica H1N1 del 2009 e 2010, Sindrome Respiratoria Mediorientale e influenza equina ci permette di fare chiarezza (Brooks et., 2020).

L’impatto psicologico della quarantena

E’ chiaro che la quarantena lasci delle tracce visibili in termini di distress e ansia (Jeong et al., 2016; Liu et al., 2012), specialmente dovuti alla noia e all’isolamento. Tali effetti sono riscontrabili anche in persone che non hanno mai mostrato segni di difficoltà psicologica precedenti (Cukor et al., 2011). Parecchi studi evidenziano un’alta prevalenza di sintomi disturbo psicologico, senza particolari differenze tra chi sceglie volontariamente di mettersi in quarantena e chi è costretto a viverla come un’imposizione. Nello specifico, si sottolineano: disturbi emotivi (Mihashi, et al., 2009), depressione (Yoon et al., 2016), stress (Hawryluck et al., 2004), umore basso (Di Giovanni et al., 2004), irritabilità, insonnia, sintomi post-traumatici da stress, (Lee et al., 2005) ed esaurimento emotivo (Marjanovic, Greenglass and Coffey, 2007).

In particolare, soggetti in quarantena a causa del contatto ravvicinato con persone potenzialmente infettanti hanno riferito paura, nervosismo e tristezza oltre che confusione, rabbia, intorpidimento e insonnia indotta dall’ansia. Pochi hanno riportato invece sentimenti positivi (Braunack-Mayer et al., 2013; Caleo et al., 2018; Cava et al., 2005; Desclaux et al., 2017; Di Giovanni et al., 2004; Pan, Chang and Yu, 2005; Pellecchia, 2015; Wang et al., 2011). Da un ulteriore confronto emerge che il solo fatto di essere stati in quarantenapossa essere considerato un fattore predittivo di disturbo da stress acuto e depressivo, anche a distanza di 3 anni sia per adulti che bambini (Sprang and Silman, 2013). Continuano infatti a persistere cambiamenti a livello comportamentale (ad esempio, lavaggio attento e prolungato delle mani e l’elusione della folla) che ritardano di molti mesi il ritorno alla normalità (Cava et al., 2005). Un’ eccezione è fatta per i soggetti più giovani (ad esempio, gli universitari), i quali non presentano differenze significative in termini di sintomi post-traumatici da stress o problemi generali di salute mentale, forse favoriti da minori responsabilità rispetto agli adulti lavoratori (Wang et al., 2011).

Un discorso a parte merita di essere fatto nei confronti delle professioni sanitarie (Liu et al., 2012; Wu et al., 2009). I professionisti della salute possono trovarsi in una duplice situazione: continuare la loro attività lavorativa oppure essere costretti alla quarantena, subendo l’allontanamento dal loro posto di lavoro. In quest’ultimo caso è possibile che si sviluppino alti livelli di preoccupazione nei confronti dei colleghi in condizioni di sotto-personale rispetto all’ingente mole di lavoro (Brooks et al., 2018). Secondo alcuni studi, nel post-quarantena il personale sanitario è significativamente più propenso a riferire stanchezza e comportamenti di evitamento nei confronti di persone e luoghi affollati (specialmente con il distacco da persone che tossiscono o starnutiscono) e ansia nei rapporti con pazienti febbrili, fino alla riduzione al minimo dei contatti diretti. In aggiunta, si rilevano sintomi di irritabilità, insonnia, scarsa concentrazione e indecisione, deterrenza delle prestazioni lavorative e riluttanza al lavoro, anche al punto di prendere in considerazione le dimissioni dal proprio posto lavorativo (Sprang and Silman, 2013; Marjanovic, Greenglass and Coffey, 2007). In alcuni casi, sono stati segnalati anche abuso di alcol o sintomi di dipendenza (Wu et al., 2008).

Predittori di impatto psicologico pre-quarantena

Ci sono evidenze contrastanti per stabilire se le caratteristiche individuali (ad esempio, i dati demografici) possano essere considerati predittori dell’impatto psicologico negativo della quarantena. Uno studio di Taylor e colleghi (2008) ha evidenziato che la giovane età(16-24 anni), un livello scolastico inferiore, il genere femminile e avere un figlio rispetto a nessun figlio (sebbene avere tre o più figli sia considerato protettivo) possano essere predittori di un negativo impatto psicologico. Storie di malattia psichiatrica sono inoltre associate all’esperienza di ansia e rabbia fino a 4–6 mesi dopo (Jeong et al., 2016).

Quali sono gli eventi stressogeni durante la quarantena?

 Durata della quarantena

Periodi più lunghi di quarantena sono stati associati in particolare a problemi di salute mentale, sintomi post-traumatici da stress, comportamenti di evitamento (Jeong et al., 2016; Reynolds et al., 208) e rabbia (Marjanovic, Greenglass and Coffey, 2007). Sebbene la durata non sia sempre chiara, uno studio (Jeong et al., 2016) ha dimostrato che soggetti in quarantena per più di 10 giorni mostrano sintomi di stress post-traumatico significativamente più alti rispetto a coloro che vivono la quarantena per meno di 10 giorni.

Paure di infezione

La paura per la propria salute e/o la paura di infettare gli altri, in particolare i propri familiari, sono due tra i timori più presenti (Bai et al., 2004), con preoccupazione acuta in presenza di sintomi fisici potenzialmente correlati all’infezione (Desclaux et al., 2017). In generale, le persone maggiormente preoccupate per la propria salute e quella degli altri risultano essere donne incinte e donne con bambini piccoli (Braunack-Mayer et al., 2013).

Frustrazione e noia

Il confinamento, la perdita della solita routine e il ridotto contatto sociale e fisico sono stati spesso indicati come causa di noia, frustrazione e senso di isolamento, percepiti altresì come angoscianti (Blendon et al., 2004; Braunack-Mayer et al., 2013; Cava et al., 2005; Hawryluck et al., 2004; Reynolds, 2008; Robertson et al., 2004; Wilken et al., 2017). Questa frustrazione è legata principalmente alla perdita delle proprie attività quotidiane come fare acquisti per le necessità di base (Hawryluck et al., 2004) o prendere parte alle attività di sociali anche online tramite telefono o Internet (Jeong et al., 2016).

Forniture inadeguate

Avere scorte di approvvigionamenti di base inadeguate (ad es. cibo, acqua, vestiti o alloggio) durante la quarantena è fonte di frustrazione (Blendon et al., 2004; Wilken et al., 2017). In particolare, la fornitura insufficiente o intermittente di cibo, acqua, e materiale anti-contagio (mascherine, guanti e termometri) sono associati a sentimenti di ansia e rabbia anche 6 mesi dopo (Jeong et al., 2016). Non essere in grado di ricevere cure mediche regolari e le prescrizioni necessarie possono rappresentare un ulteriore problema.

Informazioni inadeguate

La scarsità di informazioni e la non chiarezza sulle azioni da intraprendere da parte delle autorità di sanità pubblica possono essere fattori di stress (Braunack-Mayer, 2013; Cava et al., 2005; Di Giovanni et al., 2003; Pellecchia et al., 2015; Robertson et al., 2004). La confusione è spesso causata dalle differenze di approccio e contenuto dei vari messaggi come risultato della scarsa coordinazione tra le diverse giurisdizioni (DiGiovanni et al., 2003), con il rischio che le persone si prospettino scenari disastrosi (Desclaux et al., 2017). Allo stesso modo, secondo Reynolds e colleghi (2008), tale confusione comporta la difficoltà percepita nell’adempiere ai protocolli a seguito della mancanza di linee guida e/o motivazioni chiare.

Gli stress post-quarantena

Finanza

La quarantena porta con sé la chiusura di diverse attività professionali; di conseguenza, perdite finanziarie e forti preoccupazioni sono inevitabili, con effetti a lungo. Negli studi esaminati, la perdita finanziaria crea un grave disagio socioeconomico (Pellecchia et al., 2015) ed è un fattore di rischio per il manifestarsi di rabbia, ansia, depressione e disturbi post-traumatici (Jeong et al., 2016; Mihashi et al., 2009; Hawryluck et al., 2004). Durante la quarantena a causa dell’influenza equina, uno studio su un gruppo di proprietari di cavalli (Taylor et al., 2008) ha rilevato più del doppio delle probabilità di misurare livelli di difficoltà emotiva elevati rispetto a coloro che non hanno un reddito legato alla propria attività. Allo stesso modo, un altro studio (Desclaux et al., 2017) su soggetti in quarantena a causa di un potenziale contatto da Ebola ha evidenziato che, sebbene i partecipanti avessero ricevuto assistenza finanziaria, alcune persone hanno ritenuto che l’importo fosse insufficiente e che fosse arrivato troppo tardi.

Stigmatizzazione

Le persone in quarantena vengono spesso evitate e allontanate, vittime di giudizi negativi e paure (Newman, 2012; Wester & Giesecke, 2019; Wilken, Pordell & Goode, 2017). In uno studio condotto da Desclaux e colleghi (2017) in Senegal, alcuni operatori sanitari sono arrivati al punto di rinunciare a rientrare al lavoro a causa delle forti paure sviluppate dai familiari rispetto a un nuovo contagio. Le tensioni intra-familiari sono così motivo di ostacolo alla ripresa della condotta di vita precedente di questi operatori sanitari, che hanno deciso di cambiare completamente il loro stile di vita, con tutto ciò che questo può significare in termini psicologici. Molte persone diventano infatti dipendenti dalle loro famiglie per la mancata possibilità di autonomia, lasciando spazio a un clima difficile, spesso ricco di conflitti.

Le strategie possibili: il segreto dell’Altruismo

 In merito alle condizioni e alle difficoltà emerse, alcune semplici ma indispensabili indicazioni possono essere messe tempestivamente in atto. Devono essere implementate forme di supporto psicologico, intervenendo anche preventivamente per aiutare ciascuno di noi a fronteggiare nel miglior modo possibile le difficoltà attuali così come quella che potenzialmente verranno. Pensiamo semplicemente al ritorno al lavoro e a quali conseguenze in termini emotivi può comportare. Nel tempo presente, alcune semplici strategie volte al benessere psicologico possono essere messe in atto. Dedicare del tempo alla cura dei propri cari è importante, così come non perdere di vista se stessi e i propri bisogni. E’ possibile inoltre che le tensioni familiari accrescano, in alcuni casi alimentate dalla complessa gestione dei figli a casa da scuola. Il rilassamento può essere, ad esempio, un ottimo spazio per stare con se stessi, allentando le frustrazioni e possibili ansie quotidiane. Un occhio di riguardo deve inoltre essere rivolto ai professionisti sanitari, le cui conseguenze negative da un punto di vista psicologico sono maggiormente significative. In questo periodo così delicato, psicologi e psicoterapeuti sono valide figure di riferimento a cui potersi rivolgere. Molteplici forme di contatto online (telefono, Skype, WhatsApp) sono attualmente gli strumenti più utilizzati per interventi di supporto e sostegno anche a distanza.

Avere conoscenze chiare e complete sulla malattia e sulla possibilità di contagio è indubbiamente un altro aspetto molto importante. Spesso i social media contribuiscono alla diffusione di notizie poco chiare, che creano ancora più confusione e turbamento (Person et al., 2004). E’ bene che siano divulgate solo le informazioni ufficiali del sistema sanitario, al fine non solo di promuovere forme di conoscenza corretta ma anche di dare indicazioni precise rispetto a come gestire eventuali sintomi. Il sistema sanitario ha inoltre l’importante compito di rispettare e far rispettare i giusti tempi di quarantena previsti, senza eccedere né tantomeno sottovalutare il periodo necessario. L’adesione a un programma ben pianificato permette di non incrementare il senso di frustrazione e demoralizzazione, facili conseguenze di un continuo prolungamento dei tempi di quarantena (Rona et al., 2007).

Vi sono inoltre molteplici strumenti e linee guida spendibili nel quotidiano, in primis il mantenimento di buone e costanti comunicazione con familiari e amici tramite telefono e social networks e di attività ricreative (Manuell & Cukor., 2011). Poter far conto su altre persone che vivono le stesse difficoltà aiuta a sentirsi meno soli e maggiormente compresi (Pan, Chang & Yu, 2005). Questo aspetto di cura e attenzione individuale è essenziale, sia sulla popolazione generale che nei confronti di alcune categorie specifiche.

Teniamo presente che il modo di vivere e fronteggiare la quarantena dipende inevitabilmente dalle risorse che ciascuno di noi possiede, motivo per cui persone con redditi insufficienti e/o che subiscono ingenti perdite per la chiusura della propria attività (lavoratori autonomi e mancanza di un congedo retribuito) potrebbero richiedere livelli supplementari di sostegno. Agire tempestivamente significa allora assicurarsi che ognuno abbia gli adeguati approvvigionamenti per soddisfare i bisogni primari di base (ad esempio, cibo, acqua e farmaci necessari). Sono raccomandabili rimborsi finanziari ove possibile e programmi sviluppati per fornire sostegno finanziario. Se possibile, i datori di lavoro potrebbero adottare un approccio proattivo per consentire ai dipendenti di lavorare da casa, al fine sia di evitare forti perdite finanziarie e i vissuti di noia. Pur consapevoli che il personale potrebbe non essere al massimo delle proprie capacità produttive, potrebbero comunque nascere vantaggi dal supporto sociale remoto tra colleghi (Manuell, M. E., & Cukor, 2011).

In conclusione, non tutti vivono la quarantena nelle medesime condizioni socio-sanitarie. Ognuno di noi è allora chiamato a un gesto di altruismo, anche solo partendo dal vivere la quarantena come scelta di protezione verso di sé e l’altro, specialmente rispetto alle categorie più a rischio (anziani e persone con patologie pregresse) (Liu, 2012; Wu, Fang & Guan, 2009). Rafforzare questo senso di altruismo è il primo passo per vivere la quarantena nel miglior modo possibile, rileggendola come un atto di Cura per Sé e l’Altro.

 

References

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